Il genio dell’astronomia che scoprì di cosa sono fatte le stelle aveva solo un "difetto": era donna

Cecilia Payne rivoluzionò la comprensione dell'universo. Henry Russell, prima contrario, confermò anni dopo la tesi della Payne e ottenne più riconoscimenti lui della donna che aveva fatto la scoperta. Fu la prima donna a ottenere una cattedra ad Harvard. La storia

Il genio dellastronomia che scoprì di cosa sono fatte le stelle aveva solo un difetto era donna

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Se ponete la domanda a uno studente delle scuole superiori saprà dirvi, con buona probabilità, chi era Galileo Galilei. Che Isaac Newton scoprì la gravità e Tesla era un genio assoluto. Saprà probabilmente che Darwin spiegò l'evoluzione ed Einstein formulò la teoria della relatività. Perfino che Bohr è legato indissolubilmente alla meccanica quantistica. Meno probabilmente, invece, vi saprà dire chi era Cecilia Payne e quale straordinario contributo diede alla conoscenza della composizione dell’Universo.

La donna che scoprì di cosa son fatte le stelle

In effetti, quando si parla di scoperte rivoluzionarie, il nome della Payne spesso non riceve il riconoscimento che meriterebbe. A ben vedere, fino a poco tempo fa – come qualcuno ha tristemente affermato - il suo ricordo scientifico era sancito solo da una targa commemorativa su un muro universitario, e la sua scoperta rivoluzionaria risultava più o meno menzionata nel suo necrologio. Mentre i libri di testo affermano ancora semplicemente che l’idrogeno è l’atomo più abbondante nelle stelle, senza indicare – spesso – l’autrice di tale scoperta fondamentale.

Eppure, fu questa donna fuori dal comune e coraggiosa a svelare il mistero della composizione chimica delle stelle, una scoperta epocale che trasformò la nostra comprensione dell'universo.

Chi era

Cecilia Payne Gaposchkin nacque nel 1900 in Inghilterra. Scavalcando le resistenze della sua famiglia volle fortemente studiare, anche se la madre, vedova, era contraria, ritenendo uno spreco di denaro per una donna proseguire gli studi. Comunque Cecilia, dall’età di 12 anni, frequentò la St Paul's Girls' School di Londra che ne stimolò l’innata curiosità scientifica. Si iscrisse a botanica e ottenne una borsa di studio per entrare, a diciannove anni, al Newnham College, uno dei collegi dell'Università di Cambridge. Ma dopo aver seguito la conferenza di un famoso astrofisico sulla teoria della relatività generale, cambiò orientamento e intraprese gli studi di astronomia.

Nel 1923 terminò i suoi studi a Cambridge ma le fu conferito solo un certificato, in quanto quella università non rilasciava lauree alle donne (e continuò così fino al 1948). E lei era una donna, anche se una grande scienziata. Inseguendo il sogno di approfondire le leggi della fisica e dell’universo, la Payne si trasferì allora negli Stati Uniti per proseguire la formazione all'Università di Harvard, dove divenne la prima persona a conseguire un dottorato in astronomia al Radcliffe College.

In un'epoca in cui le persone di sesso femminile trovavano difficoltà ad affermarsi nel mondo accademico, Cecilia si distinse per il suo straordinario talento nella fisica e nell'astronomia. La sua fu una vita contro corrente fin dall’inizio, ma non si diede mai per vinta. Anche se i tempi erano difficili riuscì ad emergere. Anzi a primeggiare. Nel 1925 la sua tesi di dottorato venne considerata una delle più brillanti mai scritte in campo astronomico.

Una scoperta epocale

Nel suo lavoro Payne dimostrò che le stelle sono composte principalmente di idrogeno ed elio. Questa idea andava contro le teorie allora accettate, che le ritenevano simili alla Terra nella loro composizione chimica. A questo proposito sembra che, nel 1924, l'astronomo Henry Norris Russell, cui Cecilia presentò un articolo basato sulle sue ricerche, la dissuase dal pubblicarlo. Alcuni anni dopo Russell confermò la tesi della Payne. Il colmo fu che ottenne più riconoscimenti lui della donna che aveva fatto la scoperta. Così girava il mondo in quel frangente storico. Cecilia Payne comunque non solo scoprì la composizione del sole, ma gettò anche le basi per lo studio delle stelle variabili.

Il suo esempio per tante giovani donne

Nonostante la sua importanza, la scoperta di Payne rimase a lungo poco valorizzata. Ma era solo questione di tempo. La sua carriera continuò con successo: divenne la prima donna a ottenere una cattedra presso l'Università di Harvard e aprì la strada a molte altre donne innamorate della scienza. Poi, a 56 anni, diventò presidente del dipartimento di astronomia.

Cecilia Payne è morta nel 1979 ma, al giorno d'oggi, viene riconosciuta come una delle figure chiave della storia dell'astronomia. Il suo lavoro ha gettato le basi per le moderne teorie sulla struttura e l'evoluzione stellare, dimostrando che il contributo della sfera femminile alla scienza è fondamentale e irrinunciabile.

03/04/2025
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